La guerra in Siria spiegata in 3 punti

Donald Trump, presidente USA

Il 7 ottobre scorso, il presidente americano Donald Trump ha annunciato a sorpresa il ritiro delle truppe americane dal nord della Siria. In realtà, Washington ha poi precisato che non ci sarà alcun ritiro, ma una parte delle forze speciali americane verrà spostata in altre aree del Paese. Gli americani si trovano in Siria per combattere l’ISIS, ma già ai tempi dell’amministrazione Obama non erano mai stati impegnati in prima linea in questo conflitto, il loro compito era principalmente quello di addestrare e supportare i Curdi, da sempre oppositori di Assad e impegnati nella lotta contro l’ISIS.
I Curdi sono in lotta per il pieno riconoscimento di un proprio Stato, il Kurdistan. Sono una minoranza etnica divisa tra Iraq, Iran, Turchia e Siria che rivendica la propria indipendenza e autonomia politica e rappresentano il quarto gruppo etnico più grande del Medio Oriente. I curdi sono a maggioranza musulmana sunnita e formano una comunità distinta e unita attraverso razza, cultura e lingua. Ogni gruppo nazionale, però, si differenzia dagli altri per priorità e alleati: i curdi turchi, siriani e iracheni hanno combattuto e continuano a combattere insieme contro l’ISIS.
I Curdi hanno definito il ritiro delle truppe americane come “una pugnalata alla schiena”, perché l’annuncio di Trump ha effettivamente spianato la strada alla Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, il quale il giorno successivo ha annunciato l’inizio dell’operazione militare “fonte di pace” contro i combattenti curdi nel nordest della Siria. I Curdi sono una forte minoranza in Turchia e il governo di Erdoğan, proprio per il loro desiderio d’indipendenza, li vede come dei ribelli, dei “terroristi” poiché vorrebbero effettivamente separarsi dalla Turchia.
L’Europa ha espresso preoccupazione e ha condannato l’attacco della Turchia contro i Curdi e Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, ha minacciato di tagliare i finanziamenti ad Ankara. Tante le dichiarazioni di condanna e sdegno, ma pochi finora gli interventi concreti. La risposta di Erdoğan non si è fatta attendere e ha minacciato l’Europa dicendo: “Se cercherete di presentare la nostra operazione come un’invasione apriremo le porte e vi manderemo 3,6 milioni di migranti”.
Una minaccia sulla pelle degli ultimi.

Ma come nasce la guerra in Siria?
Per rispondere a questa domanda è necessario partire dall’inizio e proverò a spiegarlo in 3 punti. Sono consapevole che la situazione politica non solo in Siria, ma in tutto il Medio Oriente, è molto complessa ed è impossibile affrontarla in maniera dettagliata in un unico articolo, ma vorrei provare a definire alcuni punti dai quali, volendo, si potrebbe partire per effettuare altri approfondimenti.

Come nasce la guerra civile in Siria
La guerra civile in Siria nasce ufficialmente il 15 marzo 2011, ma si tratta di una data convenzionale, poiché fa riferimento al giorno in cui si registrarono le prime vittime nella città di Daraa, nel corso di una manifestazione contro il regime di Bashar Al Assad, presidente della Siria.
Il 29 luglio 2011 alcuni disertori dell’esercito siriano, tramite un video diffuso su internet, invitano altri membri dell’esercito ad unirsi a loro per combattere Assad.
Nasce così l’Esercito Siriano Libero (ESL o FSA in inglese) e quindi la guerra civile siriana. Oggi, oltre che contro l’esercito siriano di Assad, l’ESL combatte anche contro l’ISIS e il Fronte Al-Nusra.
Questo conflitto, dunque, vede contrapposti da un lato l’esercito siriano di Assad e dall’altro i ribelli che si oppongono al suo regime totalitario.

I ribelli
Con questo termine si indicano tutti gli oppositori di Assad, che stanno combattendo la guerra in Siria. Tra questi ci sono forze di opposizione laiche, gruppi jihadisti e i curdi, anche in contrapposizione tra di loro. Oltre all’Esercito Siriano Libero, fanno parte dei ribelli anche:

  • Il Fronte Al-Nusra, che nasce il 23 gennaio 2012 come ramo siriano di Al-Qaida. Si tratta di un’organizzazione fondamentalista sunnita che spera di rovesciare Assad per istituire uno Stato islamico in Siria;
  • L’ISIS, nasce inizialmente come Stato Islamico dell’Iraq, il gruppo terroristico salafita che combatteva l’occupazione americana dell’Iraq. Poi il gruppo ha cambiato strategia e nome per creare uno Stato Islamico che comprendesse, oltre all’Iraq, anche la Siria. La guerra siriana è stata quindi un’occasione per l’ISIS che inizialmente si è affiancato ad Al-Nusra per poi distaccarsene nel 2014, con la proclamazione del Califfato guidato da Al-Baghdadi;
  • I Curdi – come abbiamo già detto, sono in lotta per il pieno riconoscimento di un loro Stato mai nato – sono percepiti dagli stati occidentali come i principali antagonisti dell’ISIS, tanto che Stati Uniti ed Europa li hanno sostenuti finanziariamente per questo loro ruolo.
Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea

Da guerra civile a guerra internazionale
Verso la fine del 2011, l’ESL inizia a combattere contro l’esercito regolare guidato dal Governo siriano. Successivamente, il fronte dei ribelli si allarga e nel 2012 iniziano a combattere al fianco dell’ESL alcuni gruppi fondamentalisti come il Fronte Al-Nusra. Quest’ultimo agisce con metodi di stampo terroristico, adoperando autobombe, attentati suicidi e causando numerose vittime tra i civili. Nel 2013, l’ISIS – che inizialmente aveva affiancato il Fronte Al-Nusra – se ne distacca e inizia ad assumere il controllo di parte del territorio siriano, fino a quando il 29 giugno 2014 si autoproclama Califfato Islamico dell’Iraq con capitale a Raqqa.
Il fronte dei ribelli diventa sempre più frammentato e diviso: ora l’Esercito Siriano Libero combatte anche in funzione anti-Al-Nusra e anti-ISIS, così come i curdi a nord-est della Siria cercano di fermare l’avanzata dell’ISIS, che riesce però a conquistare numerose città. Vista la preoccupante avanzata dell’ISIS in Siria, Stati Uniti e Francia decidono di intervenire militarmente bombardando i territori siriani in mano allo Stato Islamico. Nel frattempo i Curdi riescono a respingere l’assedio dell’ISIS dalla città di Kobane e riconquistare alcune città precedentemente occupate, avvicinandosi a Raqqa.
Il 13 novembre 2015, Parigi subisce diversi attentati terroristici poi rivendicati dall’ISIS: tre esplosioni nei pressi dello stadio, sei sparatorie in diversi luoghi pubblici della capitale francese, tra cui la più sanguinosa, avvenuta presso il teatro Bataclan, dove sono rimaste uccise 90 persone.
Nel 2016, il conflitto si concentra soprattutto ad Aleppo, città del nord-ovest del Paese e capitale economia della Siria. La città viene divisa in due parti: una parte, quella orientale, sotto il controllo dei ribelli, mentre quella occidentale controllata dal regime di Assad.
Il 4 aprile 2017 la città di Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib subisce un attacco chimico che causa la morte di 86 persone tra cui 28 bambini. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea accusano dell’attacco il governo siriano, poiché l’esercito di Assad è l’unica forza in campo a essere dotata di aviazione. Assad smentisce di essere stato responsabile dell’attacco sui propri cittadini, posizione sostenuta anche dall’amministrazione Putin. Gli Stati Uniti, nella notte tra il 6 e il 7 aprile, lanciano 59 missili Tomahawk contro la base siriana di Al Shayrat, colpendo anche quella che l’intelligence americana ritiene fosse la base d’origine dell’attacco chimico incriminato.

Una guerra molto complessa, dunque, che dura da diversi anni e non sembra affatto avvicinarsi ad una conclusione. In Siria s’intrecciano interessi locali e internazionali e a farne le spese – come d’altronde accade in tutte le guerre – sono sempre i civili, che perdono la vita ogni giorno a causa dei combattimenti.

Consigli
Nel caso voleste approfondire la tematica, consiglio alcune letture che per me sono state molto interessanti: Dawla di Gabriele Del Grande (Mondadori – 2018) e Kobane Calling di Zerocalcare (Bao Publishing – 2015).

(Alcune Fonti: Today e ScuolaZoo)

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