La fede dei lucani

Nei giorni scorsi, come da tradizione, sono stata in visita al Santuario della Madonna del Carmine di Avigliano. Recarmi in quel luogo per me è sempre stata un’esperienza molto suggestiva e coinvolgente. Le visite al santuario fatte fin da bambina, le scampagnate con la famiglia nella vicina Pietra del Sale, il panorama mozzafiato che si ammira dal monte e la sacralità quasi tangibile dell’atmosfera, lo rendono per me un luogo dell’anima.
Ma come nasce questo santuario così sacro e caro a molti lucani?
Per scoprirlo ho fatto qualche ricerca e consultato alcuni volumi molto interessanti che riporto qui come fonte:

  • A piè del Carmine, Tommaso Claps
  • Come nasce una “nazione”. Gli Aviglianesi: storia di una colonizzazione interna, Franco Sabia
  • Avigliano città di Maria le sue chiese e il suo santuario di S. Maria del Carmine, Antonio Verrastro
Santuario della Madonna del Carmine

La religione dei lucani

I reperti archeologici e le testimonianze di antichi scrittori dimostrano che la religione ha da sempre fatto parte della cultura del popolo lucano.
Tra le divinità più antiche va segnalato il dio Commaro, adorato tra i popoli Irtini, che abitavano la valle dell’alto Bradano, intorno al colle che ancora oggi è detto Irso, presso Irsina.
Le ricerche archeologiche condotte in Basilicata hanno rilevato che – dopo l’avvento del Cristianesimo – sia nelle poleis sia nei territori circostanti, furono costruiti molti luoghi sacri e di culto. Il consolidarsi della fede cristiana portò alla creazione di nuovi santuari, la maggior parte dei quali erano dedicati al culto della Madonna, come il Santuario della Madonna di Pierno nel XII sec. e il Santuario della Madonna di Viggiano nel XIII sec.

La religiosità popolare

Lo storico Francisco Díez de Velasco Abellán, definisce quella dei lucani una “religiosità popolare”.
L’aggettivo ‘popolare’ applicato alla religione può essere inteso secondo tre significati diversi:

  1. Una religione ‘operaia’ che sta al fianco del popolo e ne condivide la sorte, lottando con esso per la sua liberazione
  2. Una religione che affonda le sue radici nella tradizione e nel folklore 
  3. Una religione tipica dell’uomo medio, dell’uomo comune e di chi non ha ricevuto una formazione completa 

Attenendosi ai due ultimi significati del termine – per Velasco – la religiosità popolare sarebbe il complesso di mediazioni e di espressioni religiose che hanno il popolo per soggetto e che, come tali, sono state trasmesse tradizionalmente di generazione in generazione. La religiosità popolare, inoltre, è itinerante: ci si sposta continuamente verso chiese, santuari e luoghi sacri per compiere ‘promesse’, penitenze, preghiere e richieste. Nei Santi, nella Madonna e in Gesù i fedeli cercano lo straordinario e la risposta ai loro bisogni.

Il culto della Madonna

La devozione del popolo lucano verso la Madonna è davvero molto forte e non è un caso che sia proprio la Madonna di Viggiano ad essere la protettrice della Basilicata. Vicino alla Madonna il fedele si sente fiducioso e al sicuro, proprio come si sente un bambino vicino alla sua mamma. Le immagini della Madonna non mancano mai nei paesi della Basilicata.
Senza dubbio, tra le immagini sacre più amate della Basilicata, vi è la Madonna del Carmine di Avigliano.

L’effige della Madonna del Carmine durante i mesi invernali viene custodita nella chiesa madre di Avigliano, che risale all’XI secolo anche se poi fu ricostruita nel 1600.
Il 16 luglio di ogni anno, un lungo corteo prende le mosse da Avigliano per condurre – fra ceri votivi, canti e manifestazioni di pietà popolare – lungo un percorso di circa 9 chilometri, l’effige della Madonna del Carmine fino all’omonimo santuario, uno dei più frequentati fra quelli lucani e posto su di una suggestiva e panoramica altura. Qui la statua resta fino alla seconda domenica di settembre, quando viene riportata in paese.
La costruzione del Santuario di Monte Carmine viene fatta risalire al 1694.
Si racconta che quello fu un anno molto difficile per gli abitanti di Avigliano:

Quell’anno la raccolta fu scarsissima: al freddo intenso dell’inverno, fece riscontro una dolcissima primavera che, se da una parte servì a mitigare i rigori della cattiva stagione, dall’altro causò gravissimi danni in quanto – non avendo i seminati avuto acqua a tempo debito – si verificò una penosissima carestia. Alla bella primavera, subentrò poi un’estate caldissima, che provocò gravi scosse di terremoto, così violente che non se ne ricordavano a memoria d’uomo

Antonio Verrastro, Avigliano città di Maria le sue chiese e il suo santuario di S. Maria del Carmine, 1983, pp. 62-63
Scultura su roccia

Alle sette di sera dell’8 settembre 1694, forti e frequenti scosse di terremoto interruppero bruscamente i festeggiamenti in paese per la nascita di Maria SS. Spaventati da quella terribile e misteriosa forza della natura, tutti gli abitanti di Avigliano e dei paesi limitrofi si rifugiarono sulla Montagnola – come veniva chiamata all’epoca – e, una volta usciti da quello spavento senza danni per sé e per i loro beni, decisero di edificare su quella vetta un santuario dedicato alla Madonna del Carmelo. Da quel momento la Montagnola cambiò nome per sempre e divenne Monte Carmine.
Il Santuario è situato in una posizione strategica, che lo rende visibile da tutti i territori vicini. Da questi luoghi, i fedeli vedendo la chiesetta sulla cima del monte, possono invocare la protezione della Madonna e immaginarsi in relazione diretta con essa.
Così lo storico Tommaso Claps descrive uno dei tanti pellegrinaggi alla Madonna del Carmine di Avigliano:

La chiesa rimaneva, però, sempre piena di devoti che si alternavano a dir rosario e litanie davanti all’immagine prodigiosa della Madonna, ad onorar la quale erano accorsi in solenne generale perdonanza da tutti i paesi e i casali della valle, recando in dono grosse candele adorne di nastri e braccia, gambe, mani, piedi, teste di cera, i voti che chiamano e che lasciano appesi alle pareti del tempio. […] Tra le grida assordanti dei venditori e lamenti strazianti di ogni specie di storpi e di accattoni di mestiere, sotto la canicola di solleone tutta quella moltitudine policroma, in cui spiccavano le tovaglie scarlatte, verdi, bianche delle donne, secondo il costume dei vari paesi, sembrava un mare di teste umane agitate continuamente dal vento.

Tommaso Claps, A piè del Carmine, Potenza, 1963, p. 193

Una devozione, che quest’anno a causa dell’emergenza Covid-19, i fedeli non hanno potuto esprimere come da tradizione, ma che non hanno mai smesso di portare nel cuore.

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