I trentenni esistono davvero?

Cos’è successo alla generazione dei trentenni?
A volte ne parlano anche in tv e sui giornali. La leggenda racconta che molti di loro sono laureati, ma senza lavoro. Svolgono piccoli lavoretti nella speranza che arrivi qualcosa di meglio. Alcuni non andranno mai in pensione, mentre i più fortunati non ci andranno prima dei 75 anni. C’è chi vive con i genitori e chi ha provato con coraggio a farsi una famiglia tutta sua. Poi c’è anche chi una famiglia la vorrebbe, ma non può permetterselo.

Ma questi trentenni esistono davvero? O sono solo frutto di fantasia, come gli gnomi e le fate?
Sarebbe più corretto dire che “adesso c’è l’adolescenza, la post-adolescenza e la fossa comune. I trentenni sono una categoria superata, a cui ci si attacca per nostalgia, come il posto fisso”. Questo è quello Zerocalcare racconta nei suoi fumetti, dove spesso affronta le difficoltà e i disagi quotidiani di un’intera generazione, quella che Oscar Glioti in un articolo per L’Espresso ha definito “Generazione Zerocalcare”. Faccio parte anche io di questa categoria astratta e poco definita dei trentenni, forse è per questo motivo che amo tanto i suoi fumetti.

Michele Rech – in arte Zerocalcare – nasce ad Arezzo negli anni ottanta e dopo aver vissuto qualche anno in Francia, si trasferisce a Rebibbia (Roma), quartiere a cui è molto legato. Il suo primo esperimento di “fumetto vero e proprio” lo realizza in seguito ai fatti del G8 di Genova nel 2001, quello che lui definisce lo spartiacque della sua vita: dopo Genova niente è stato più lo stesso. Nel 2011 realizza il suo primo libro a fumetti La profezia dell’armadillo (BAO Publishing, ristampa a colori 2012), al quale ne seguiranno altri sempre di grande successo, tra i quali anche il reportage Kobane Calling, in cui racconta la sua esperienza sul confine turco-siriano in supporto al popolo curdo. Attualmente al MAXXI di Roma – dal 10 novembre 2018 al 10 marzo 2019 – c’è la sua prima mostra personale dal titolo “Zerocalcare. Scavare fossati • Nutrire coccodrilli”.

Nei suoi fumetti Zerocalcare descrive – con ironia e realismo – le vicende della sua vita quotidiana, dei suoi amici, i tormenti e i dubbi esistenziali della sua generazione, ma anche il disagio sociale e le difficoltà di un intero Paese.
Le cose che ci racconta Zerocalcare le ha vissute in prima persona e per questo ci rappresenta tutti, in particolare noi trentenni.
Chi non ha mai fatto ripetizioni a qualche ragazzino?
Chi non ha mai svolto un lavoro frustante e sottopagato?
Le giornate passate in compagnia di telefilm o videogiochi?
Chi non ha mai avvertito il peso del tempo che passa?
E la paura di deludere i propri genitori?
Perché noi trentenni siamo così, ma continuiamo a vivere nonostante tutti questi dubbi e incertezze…

“Noi siamo sta roba qua. Sopravvissuti, imperfetti, pieni di cicatrici che ci siamo fatti tra di noi. È così, quando attraversi la vita. Ti usuri. E non puoi più tornare com’eri prima. Ci devi stare. L’importante è che capisci quali sono i pezzi più importanti, quelli di cui non puoi fare a meno, che ti fanno essere quello che sei… e te li tieni stretti. Te li devi tenere stretti, fino all’ultimo granello.”
Zerocalcare – Macerie Prime sei mesi dopo

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